Aaron Parks – By All Means
Il lavoro in campo jazzistico del giovane pianista e compositore Aaron Parks è da tempo riconosciuto per il suo lirismo, la sua inventiva e il suo equilibrio tra modernità e tradizione. Formatosi alla prestigiosa Manhattan School of Music, dove ebbe modo di studiare, tra gli altri, con Kenny Barron, in seguito conobbe Terence Blanchard. Con il grande trombettista iniziò giovanissimo una proficua collaborazione che diede vita a tre album. Nel 1999 Parks realizza il suo primo disco da leader, The Promise, pubblicato dalla Keynote Records, a cui seguiranno altri tre dischi nei successivi tre anni con la stessa etichetta. Nel 2008, Invisible Cinema rappresentò invece il suo debutto da leader con la storica etichetta Blue Note. Realizzò i successivi album con la ECM Records e con la Ropeadope. Il suo ultimo lavoro si intitola "By All Means", ed è composto da sette brani originali, alcuni di nuova composizione, altri invece composti in passato ma qui rivisitati. Parks si è riunito con i compagni del suo trio "Find the Way" (pubblicato su ECM nel 2017) ovvero il bassista Ben Street e il batterista Billy Hart. Parks ha però deciso di ampliare la formazione in un quartetto multigenerazionale, complice l'aggiunta dell'emergente sassofonista Ben Solomon, ex membro della band di Wallace Roney. Questo By All Means propende per l'introspezione, ed inizia con la ballata "A Way", armonicamente molto sofisticata ed intrigante. Le pennellate esperte alla batteria di un sempre grande Billy Hart, unite al valido lavoro di Ben Street fanno da sfondo perfetto per le texture pianistiche di Parks, che sembrano quasi scolpite riuscendo a creare un'atmosfera intima e sospesa. Il riferimento a Keith Jarrett viene spesso in mente ascoltando questo album, in particolare quando il timbro morbido del sassofono di Solomon scivola sul tessuto ritmico del trio con una sorprendente gamma emotiva. "Park's Lope" suona come una sorta di autoritratto e si snoda con una interessante eleganza post-bop: inizia con un seducente impulso che si attenua in una cadenza ritmata e leggermente propulsiva a supporto dei passionali assoli sia di Parks che di Solomon. Il fraseggio ed il senso armonico del pianista rivelano accenni a Herbie Nichols, Thelonious Monk e Kurt Rosenwinkel, ma Parks mantiene una propria riconoscibile identità. A differenza del suo progetto Little Big, che si orientava maggiormente verso atmosfere indie ed elettroniche, By All Means rimane molto più vicino alla tradizione jazz, esplorando la forma della canzone e la profondità dell'improvvisazione con un'attenzione più che apprezzabile. Due brani ispirati alla propria famiglia danno ulteriore slancio ad un mood emozionale: "For Maria José", dedicata alla moglie, si sviluppa come una ballata mid-tempo in 4/4 piena di grazia. "Little River", scritta invece per il figlio maggiore Lucas, prende forma come un maestoso brano in 3/4 con una melodia fluida e una progressione armonica dolcemente ariosa. L'assolo di Parks è espressivo e naturale, molto lirico e toccante. Il brano successivo "Anywhere Together", dove è Solomon ad essere protagonista, trabocca del calore spirituale di Coltrane e delle intense vibrazioni di Sonny Rollins. Composta quando Parks era ancora adolescente, riceve un trattamento rinvigorente dalla sezione ritmica, la cui vitalità swing è testimonianza di eleganza e maturità. La batteria di Hart, caratterizzata da abili accenti sui piatti e da un impeccabile senso dinamico, rimane il punto forte in tutto il brano e più in generale di tutto l’album. Il lavoro si conclude con la rilassata "Raincoat", è ispirata all'artista elettronico Baths, (pseudonimo di Will Wiesenfeld) ed è caratterizzata da un groove sensuale e leggermente latino, con Street e Hart che forniscono una base morbida e discreta sulla quale Aaron Parks può far librare le note del suo piano. By All Means è un album in grado di affascinare una platea piuttosto eterogenea e Parks è indubbiamente un pianista di grande talento e originalità. Questo quartetto può vantare inoltre un formidabile interplay dal quale scaturisce un jazz coinvolgente ed emotivamente carico di contenuti. Un disco intelligentemente moderno ma al contempo calato nella tradizione e che può dunque essere consigliato a tutti.


















