Pharoah Sanders – Moon Child


Pharoah Sanders – Moon Child

Pharoah ‘Farrell’ Sanders (nato nel 1940) è stato senza dubbio una figura di spicco nel mondo del jazz di cui è stato, fino al 2002, anno della sua scomparsa, una delle ultime leggende viventi: i suoi legami artistici con musicisti iconici come Sun Ra e John Coltrane ne testimoniano l’indiscusso valore. Il suo modo davvero originale ed unico di interpretare la tecnica del sassofono tenore gli ha fatto guadagnare uno status di alto livello sia tra gli stessi musicisti jazz, che tra i critici e gli appassionati. Tuttavia bisogna anche sottolineare che la sua fama non ha mai raggiunto le vette di popolarità dei grandi nomi della musica afroamericana. All’inizio della sua carriera Sanders era più che altro interessato alla musica blues, ma il suo insegnante di liceo lo indirizzò verso il jazz e questo ha portato Farrell in una direzione completamente nuova. Una volta completate le superiori, Sanders si trasferì ad Oakland, dove ebbe la possibilità di lavorare con musicisti di alto calibro, come i sassofonisti Sonny Simmons e Dewey Redman (che in seguito sarebbero diventati grandi forze nel nuovo jazz e del free jazz). Presto il giovane Pharoah avrebbe incontrato anche John Coltrane e si sarebbe sentito definitivamente attratto dalla vita da musicista professionista. All'inizio degli anni Sessanta Sanders si trasferì nuovamente, questa volta a New York, dove stava crescendo la scena jazz più importante di quegli anni. Qui trascorse la maggior parte del tempo ad affinare le sue abilità rifugiandosi alla corte del singolare pianista/tastierista Sun Ra, il quale gli attribuì il soprannome di Pharoah. Purtroppo non guadagnava molto con l’originalissima e particolare Arkestra di quest’ultimo, così presto si ritrovò a vivere per strada, cercando di stare sveglio tutta la notte a suonare per poi dover cercare soldi durante il giorno per poter sopravvivere. Sanders registrò il suo album di debutto per la ESP poco dopo, ma fu solo quando iniziò a suonare con il suo vecchio amico John Coltrane che scatenò completamente la furia del suo sassofono nel mondo del free jazz. I dischi su cui Pharoah Sanders suonò per Coltrane gettarono le basi di ciò che sarebbe venuto dopo sia nel nascente e iconoclastico free jazz, sia per egli stesso come musicista. Dopo la tragica morte di Coltrane, Sanders registrò anche con Alice Coltrane, la vedova di John, nell'album Karma, che è universalmente riconosciuto come il suo capolavoro. Insieme alla stessa Alice Coltrane ed al cantante Leon Thomas, Sanders contribuì a creare il genere dello spiritual jazz. A questo punto della sua carriera e nell'album che vi presento oggi (Moon Child, registrato nel 1989), Sanders si era disimpegnato da quel genere di stridente avanguardia su cui aveva inizialmente puntato la sua carriera. Qui Sanders suona con una formazione di tutto rispetto composta da Stafford James (Sun Ra) al basso, William Henderson (Roy Ayers) al piano ed Eddie Moore (Sonny Rollins) alla batteria. Moon Child, con la sua voce piacevolmente spaziale, ricorda i giorni di "The Creator Has a Master Plan" e questo stato d'animo maggiormente rilassato ed onirico è mantenuto per tutto l'album grazie anche alla scelta delle melodie in esso proposte. In questo lavoro il leggendario sassofonista si è chiaramente reinventato come un improvvisatore più tradizionale, capace di un sound ponderato e riflessivo. Ci sono voci quasi New Age che rimandano ad un’atmosfera mistica ed accattivante e curiosi riferimenti astrologici. Un album che suona intrigante e complessivamente piacevole, quasi sorprendente se paragonato ai suoi lavori più all’avanguardia. Pochi jazzisti possono eguagliare la sua padronanza del "groove", ma soprattutto egli si distingue per una originalità ed una personalità più uniche che rare. Moon Child è un fantastico album, contenente alcune sessioni di registrazione svoltesi in Francia del 1989. E’ un ottimo viatico per avvicinarsi ad un sassofonista il cui stile è conosciuto da sempre per i suoni violentissimi ed estremi, che però qui risultano notevolmente ammorbiditi. Inoltre è uno dei pochi in grado di padroneggiare la tecnica del cosiddetto "Sheets of Sound". Questa forma di espressione musicale, creata da John Coltrane, utilizza linee di improvvisazione estremamente dense ma strutturate, composte da arpeggi ad alta velocità e modelli di scale eseguiti in rapida successione: centinaia di note che vanno dal registro più basso a quello più alto. Sanders può non essere facilmente digeribile da alcuni ma rappresenta comunque uno dei più grandi specialisti del sax. il Faraone di Little Rock è riuscito come pochi a trovare un miracoloso punto di equilibrio e di fusione tra la spiritualità illuminata e il fervore religioso del maestro John Coltrane, il verbo afrofuturista di Sun Ra e la spinta globalista di Don Cherry. Un jazzista nel senso più profondo, antico e vero del termine; ma anche uno strumentista formidabile, un sassofonista che ha lasciato una traccia indelebile nella storia del suo strumento, approdando a una magistrale maturità dopo l'iconoclastia degli esordi.