Bill O’Connell - Touch
Bill O'Connell è un pianista jazz, insegnante e bandleader. È principalmente associato al jazz latino e all'hard bop. Ha studiato pianoforte all'Oberlin Conservatory of Music, ma ha vissuto principalmente a New York o a Long Island. Insegna pianoforte jazz alla Mason Gross School for the Arts presso il campus New Brunswick della Rutgers University, nel New Jersey. Questo album segna il ritorno di Bill O'Connell al formato del trio jazz, il suo primo dopo l’album di debutto, intitolato Searching, della fine degli anni '70. Insieme ai suoi collaboratori di lunga data, il bassista Santi Debriano e il batterista Billy Hart, l'album presenta principalmente composizioni originali di O'Connell, insieme a pezzi notevoli come Maiden Voyage di Herbie Hancock, un contributo di Santi Debriano e selezioni di H. Ruby e B. Kalmar, così come J. Baker, G. Fragos e D. Gasparre. Lo stile compositivo di Bill O'Connell è abbagliante, caratterizzato da una notevole profondità ritmica e da un'estetica calda e passionale. Nonostante la natura intricata delle composizioni e degli arrangiamenti, l'album rimane notevolmente accessibile. In una città come New York, dove il jazz è sia una passione che una tradizione, O'Connell brilla come un vero "musicista dei musicisti". Rinomato per la sua brillantezza armonica, la chiarezza del suo fraseggio e le melodie evocative, suona con una intesità che incarna l'essenza stessa del titolo dell'album, Touch. Per i pianisti, "touch", tocco, si riferisce alla sfumatura e alla maestria con cui si disimpegnano con il loro strumento, una qualità che O'Connell infonde in ogni traccia con squisita finezza e limpidezza esecutiva. L'album evoca un'atmosfera semplice ma al contempo molto stimolante. Si è invitati a sedersi, ascoltare e lasciarsi incantare dall'armoniosa interazione del trio, la cui sinergia risuona gioiosamente in ogni nota. Questa musica vibrante, con la sua energia contagiosa, ci proietta mirabilmente dentro l’alchimia del classico trio jazz. La carriera di Bill O'Connell si snoda attraverso quattro decenni, a cominciare con l'ensemble di jazz latino di Mongo Santamaria nel 1977 fino a comprendere collaborazioni con leggende come Chet Baker, Sonny Rollins e Gato Barbieri. Anche il suo precedente album in studio, A Change is Gonna Come, è molto interessante ed è stato elogiato dalla critica: vuole essere una risposta musicale alle tensioni sociali dei nostri giorni. Con questo Touch, il suo diciassettesimo album da leader, O'Connell dimostra ancora una volta la sua versatilità, fondendo la padronanza tecnica con uno spirito esplorativo da innovatore, al contempo intimo e dinamico. Questo è senza dubbio uno dei migliori album per trio jazz che si può ascoltare al giorno d’oggi. In Touch, O'Connell crea un linguaggio molto personale, conseguenza di uno stile così distintivo da aver contribuito senza dubbio alla sua fama. Il disco offre alcuni omaggi agli artisti che Bill più ammira, in particolare nella sua interpretazione di Three Little Words. Qui è evidente la sua venerazione per il genio armonico di Thelonious Monk. Un artista che richiede tempo ed attenzione per essere apprezzato fino in fondo, ma che in ultimo rivela la sua grandezza. Allo stesso modo, ci vuole del tempo per apprezzare appieno la ricchezza di questo album. I suoi contenuti regalano una grande soddisfazione dall'inizio alla fine, guadagnandosi così un posto tra i lavori che si possono definire imperdibili e, nel contesto della musica odierna, financo essenziali.
