Groovology – Almost Home


Groovology – Almost Home

I Groovology sono un quartetto jazz con base a Honululu, Hawaii, attivo già da tempo. che però arriva al debutto solamente in questa seconda parte del 2025: lo fa con un album intitolato Almost Home. Si tratta di una band che, se da un lato si può definire tradizionale, dall'altro appare insolita, in quanto il leader Aaron Aranita suona il sax tenore, il flauto e il clarinetto basso ma anche in prima persona il pianoforte e le tastiere. Gli altri membri del gruppo sono David Yamasaki (chitarra), Ernie Provenchar (basso) e Scott Shafer (batteria). Aranita è peraltro il proprietario dell'etichetta Sugartown da oltre trent'anni e ha pubblicato a suo nome almeno cinque dischi che spaziano dalle piccole formazioni alle big band. I suoi compagni d’avventura sono musicisti versatili, con dei curriculum che includono importanti collaborazioni con artisti jazz e rock. Il bassista Provenchar, ad esempio, si è esibito in vari contesti e stili quali la musica classica, il jazz, il salsa e perfino la musica mediorientale e balcanica. Ognuno di loro compone, contribuendo così al riuscito mix degli undici brani contenuti in Almost Home. L'unica cover presente nell’album, "Manoa", è stata scritta da Alberto Bessera con i testi di Carlinhos de Olivera e vede la partecipazione della cantante Sandra Tauklyama. La malinconica traccia che dà il titolo all'album, si apre con il leader Aranita al sax tenore e un pianoforte usato prevalentemente come accompagnamento. Il suo toccante assolo impreziosisce la melodia, così come quello del chitarrista Yamasaki, che suona delle linee scorrevoli e liquide. "Mambowski" è un groove di mambo, come suggerisce il titolo, la cui componente latina è in primo piano. E’ abilmente pilotato dall’efficace lavoro della batteria, mentre Aranita insinua il suo flauto nel brano fluttuando al di sopra dell’accompagnamento. A tratti i ritmi si fanno complessi dietro le improvvisazioni chitarristiche di Yamasaki e le impressionanti linee di basso di Provenchar. Il chitarrista ha scritto personalmente "Groovology", dando al gruppo l'opportunità di mostrare il suo lato più funky, mentre Aranita si propone al sempre poco sfruttato clarinetto basso, suonando sia all'unisono che in assolo. Yamasaki si fa paladino della melodia, mentre bassista e batterista si alternano in momenti altrettanto significativi. "Bubbles The Clown" di Shafer vede Aranita esibirsi al sax tenore con un trasporto carico di sentimento in un brano brillante virato in un piacevole mid-tempo: il sassofonista dialoga efficacemente con il chitarrista e compositore. "The Path" è nuovamente una creatura di Yamasaki nella quale il chitarrista brilla in modo particolare, esprimendosi con un tono sognante ed etereo prima di lanciarsi nel suo lirico assolo con Aranita questa volta a supporto attraverso l’accompagnamento raffinato del suo pianoforte. Il quartetto emerge quindi prepotentemente esplodendo sul successivo brano "Bries Tropical". "The Road Less Traveled" suona quasi contemplativo e si sviluppa piacevolmente attraverso un dolce sax tenore che cresce di intensità con l'evolversi del brano. Il secondo brano di Shafer, "Headroom", è invece declinato con una apprezzabile vena blues, ed è un ottimo veicolo sia per Yamasaki alla chitarra che per Aranita al tenore. "Manoa" è il brano vocale menzionato in precedenza, un cambio di atmosfera che si indirizza verso la bossa nova, con la cantante Sanda Tauklyam che vocalizza con sensualità. L'unica composizione di Provenchar, "Skybone", inizia molto lentamente con il sax tenore, ma alla fine vede il quartetto passare ad un groove maggiormente swingante. Il nome della band può suggerire un approccio piuttosto generico e non troppo originale, ma non bisogna farsi influenzare, perchè l'album risulta riuscito grazie alla varietà del materiale che spazia con successo dal blues alla musica latina, da quella brasiliana a quella più contemporanea, senza dimenticare il buon vecchio jazz mainstream. Il quartetto condisce tutto con una eccellente abilità tecnica e una eccellente perizia sia sotto l’aspetto del pathos che per quanto concerne la capacità compositiva. In ultima analisi i Groovology sono una nuova proposta, fresca ed interessante, nel panorama del jazz contemporaneo e meritano un ascolto.